[!N]Difference

[!N]Difference: sono sempre gli esseri
umani a fare la differenza.

Milano non è solo eventi e #placetobe.
Milano è piena di anime invisibili, storie nascoste e fatica a stare a galla.
Accanto ad alcune corriamo ogni giorno, senza mai prestare attenzione. Senza mai pensare, distratti come siamo, a quanto siamo fortunati. Comunque e nonostante tutto.
Poi però qualcuno decide di fermarsi ad ascoltare.
E guarda partite di calcio in compagnia dei senzatetto e regala sorrisi che non costano nulla e che sono tutto quello che abbiamo.
È bello ricordarsi che sono sempre gli esseri umani a fare la differenza. Ecco cosa succedere il mercoledì sera in Corso Vittorio Emanuele mentre qualche grande negozio è ancora aperto, mentre Milano fuori non fa una grinza e ha la camicia perfettamente stirata.

INTERVISTA A CURA DI RAFFAELA MELIA


Il racconto è di Nelson, co-fondatore e volontario di [!N]Difference:


Nelson cosa ti ha spinto a decidere di dedicare il tuo tempo a questa attività di volontariato?

La risposta non è semplice, però diciamo che un giorno mi sono soffermato ad osservare la mia città Milano, o meglio la Milano nascosta che la gente non vuole vedere, e sono rimasto sconvolto dalla insensibilità che ci caratterizza. L’insensibilità un sentimento strano di cui ormai siamo assuefatti, un misto di “non è un problema mio” e “il mio aiuto sarebbe comunque troppo piccolo per risolvere il problema”.
Ci indigniamo a guardare parti del mondo dove la gente muore per strada, ma poi fingiamo di non accorgerci che scese le scale di casa nostra la situazione è altrettanto simile. Così, con una disarmante insensibilità andiamo avanti nelle nostre vite ignorando le persone in difficoltà.
Le domande che sono sorte spontaneamente sono state: “Perché lo facciamo?” “Perché ce ne freghiamo e non proviamo neanche il senso di colpa?”
Al di là delle domande, le risposte sono difficili se non impossibili, per non parlare delle soluzioni. Con alcuni amici abbiamo cercato un modo per far “svegliare” le persone e far capire loro che la vita fortemente disagiata di una persona non può essere ignorata né tantomeno può essere considerata normale. Intorno a queste semplici considerazioni/osservazioni è nato il nucleo forte di [!N]Difference, un piccolo gruppo di persone che insieme vogliono fare la differenza per abbattere i muri di ogni forma di indifferenza.

Le prime volte con [!N]Difference: come sono state? 

 Come tutte le prime volte abbiamo dovuto prendere le misure, capire chi avevamo di fronte, di cosa avevano primariamente bisogno e soprattutto abbiamo dovuto guadagnarci la loro fiducia.
All’inizio andavamo dai senzatetto con panini e altre cibarie in quanto eravamo convinti che, dopo le problematiche legate alla casa e all’assenza di lavoro, si presentasse loro il problema del cibo. Con sorpresa ci siamo, però, dovuti ricredere in quanto gli stessi senzatetto ci hanno raccontato che, grazie alle mense gratuite del Comune, il cibo non rappresenti più – per fortuna – una reale emergenza per loro. 
Questa scoperta ci ha pian piano aperto la strada del dialogo e della fiducia e ci ha permesso di entrare in punta di piedi nella vita dei clochard, aprendoci così gli occhi sulle problematiche umane da cui sono afflitti e sulla loro condizione dimenticata dai più.
Volendo riassumere quello che abbiamo appreso in una frase: “in strada non si muore di fame ma di solitudine”. 

Che tipo di attività svolgete? Come siete organizzati? 

Ogni mercoledì sera ci ritroviamo in Piazza del Duomo per condividere una serata insieme ai senzatetto, per portare loro un aiuto a livello umano. Durante gli incontri l’obiettivo primario sono le persone, e in particolare, il cercare di alleviare la loro solitudine che è una delle maggiori e invisibili problematiche di chi vive in strada.
 Oltre all’intensa esperienza umana, forniamo ai senzatetto tutte le informazioni pratiche che possono essergli d’aiuto (ad esempio consigliando loro le associazioni e i centri specializzati più idonei a risolvere problematiche specifiche);
forniamo supporto nel trovare una soluzione pratica alle necessità quotidiane (per quanto piccole possono essere o possono apparirci tali) e sensibilizziamo l’opinione pubblica raccontando le loro storie e gli aneddoti del mercoledì sul sito e i suoi social network al fine di abbattere i muri del timore e del pregiudizio. 

Hai qualche aneddoto che ti porti nel cuore dei momenti trascorsi durante le ore di volontariato? 

Di aneddoti nel cuore ce ne sono davvero tanti, ricordo ad esempio le risate e la gioia del “Musicista” quando abbiamo cantato tutti insieme le sue canzoni con la chitarra; i momenti in cui il “Poeta” ci regala le sue ultime poesie; i pensieri illuminanti dell’ex broker assicurativo e naturalmente il momento in cui seduti per terra davanti a un pc abbiamo tifato insieme a loro la Nazionale di calcio. Di contro, purtroppo serbo nel cuore anche momenti brutti e che suscitano rabbia, come quando abbiamo trovato la “Mamma” con il viso pieno di lividi per colpa di uno sconosciuto che – senza alcun motivo - l’aveva picchiata in una fredda notte invernale davanti alla fermata dell’autobus. 

Che tipo di storie hai incontrato? 

Tutte diverse ma con punti in comune.
La causa più frequente che porta le persone a diventare dei “senzatetto” è la perdita di lavoro in età avanzata. Tale perdita lavorativa però deve essere inquadrata all’interno di un contesto personale di per sè già molto pesante, spesso vi è un divorzio alle spalle, l’assenza di contatti con la famiglia, un inizio di depressione, malattie invalidanti etc. Altre volte notiamo invece come il passato di un senzatetto sia quello di una persona già precedentemente emarginata della società, nel dettaglio mi riferisco a coloro che tornano in libertà dopo molti anni di carcere e agli immigrati che senza un regolare permesso di soggiorno e senza più legami con il loro paesi d’orgine si ritrovano ad aver lavorato in Italia, in nero e senza-tutele per 10 o 15 anni, ritrovandosi alla fine senza nulla. Ed è così che quasi senza accorgersene, ci si ritrova senza casa e senza una famiglia cui fare riferimento. 

Pensi che in un’altra città o in un altro paese i senzatetto riceverebbero supporti diversi e più strutturati?

Milano è senz’altro una città più difficile di altre, ma che al contempo è in grado di offrire grandi opportunità di salvezza, oltre ad essere molto attiva nel settore del volontariato grazie a moltissimi giovani che rinunciano a una birra in compagnia per dare una mano al prossimo.
Detto questo per il fenomeno dei senzatetto (il quale non fa notizia e del quale non si urla mai all’emergenza) si potrebbe fare molto di più, parificando ad esempio i sussidi e gli sforzi, giustamente, fatti per risolvere le ultime problematiche umanitarie, anche nei confronti dei senzatetto. 

Cosa ti senti di dire a chi avrebbe voglia di fare volontariato ma… tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare? 

Che è divertente e gratificante!
È incredibile quante risate e piacevoli chiacchierate ci facciamo con i senzatetto i mercoledì sera. Dedicare del tempo a chi ne ha bisogno non potrà mai essere considerato un sacrificio del proprio tempo bensì rappresenterà sempre un arricchimento personale per se stessi e per gli altri nonché un vero e proprio momento di crescita.
E poi più siamo meglio è! Quindi lasciatevi toccare dai problemi degli altri perché di fronte alla generale indifferenza la migliore arma è la volontà e la decisione unanime di volere fare la differenza. 

Come si può supportare l’associazione? 

È semplicissimo: con la propria presenza, che è la cosa più bella e più importante. 

Più saremo e più riusciremo a regalare attimi di spensieratezza ai tanti senzatetto delle varie zone di Milano. 

Sarebbe bello se ogni persona che leggesse questa intervista venisse a conoscere, anche per un solo mercoledì, i nostri amici senzatetto.  

[!N]Difference




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